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Antonello Giliberto presenta il suo nuovo disco The Strategy of Chaos

Antonello Giliberto

Sta riscuotendo grande successo il palazzolese Antonello Giliberto, 42 anni, chitarrista professionista che ci presenta qui il suo nuovo disco. Amante del rock, o meglio dell’hard rock, o meglio ancora dell’heavy metal, cioè quel rock a dir poco deciso e potente, anche aggressivo, che in quest’album di Giliberto, dal nome già molto indicativo ‘The Strategy Of Chaos’, trova una delle sue più chiare espressioni. Anche se partorito in quel genere che lui definisce esattamente ‘power metal sinfonico’. Velocità, tecnica, potenza, aggressività, melodia e cuore. Questo disco è tutto questo.

Copertina dell'album The strategy of Chaos del chitarrista palazzolese Antonello Giliberto
Copertina del nuovo disco del chitarrista palazzolese Antonello Giliberto

Antonello Giliberto e il suo amore per la chitarra

Antonello Giliberto è già al terzo album, completamente suo, con pezzi scritti e arrangiati da lui. Ma tante sono le collaborazioni e gli altri dischi precedenti, realizzati insieme ad altri colleghi musicisti. Un amore per la musica, il suo, nato quando aveva solo 13 anni. “Quando chiesi ai miei genitori di regalarmi una chitarra”, ricorda. Da quel momento non ha mai smesso di far suonare quelle corde. “Era una semplice chitarra classica – racconta Giliberto – ma per me era la più bella chitarra del mondo. Cominciai con entusiasmo a studiare da autodidatta, a comprare giornali, riviste, soprattutto le audiocassette che vendevano in edicola proprio per imparare a suonare. E imparai le prime note.

Generazioni diverse, generi musicali diversi per Antonello Giliberto

I miei assecondavano il mio desiderio ma in famiglia non ci sono musicisti. Mio padre aveva fatto qualche piccolo concorso da ragazzo, ama la musica come mia mamma ma loro preferiscono tutt’altro genere: Gianni Morandi, Nomadi, Pooh. Se sentono nominare, per esempio, gruppi come Led Zeppelin rispondono: “Ma chi ti sienti?”. La stessa cosa che dicono spesso quelli che non conoscono la musica o non apprezzano il genere.

Antonello Giliberto chitarrista poliedrico

Ma Antonello Giliberto non vuol dire solo metal. E non vuol dire solo rock. Perché il suo percorso l’ha visto, e lo vede, suonare di tutto. “La prima canzone che riuscii a suonare dall’inizio alla fine – racconta il chitarrista – fu ‘Eight days in a week’ dei Beatles, e fu davvero una soddisfazione. Ci vedevamo sempre con i fratelli Caldarella, artisti e musicisti palazzolesi anche loro e insieme ascoltavamo proprio i Beatles o altra musica melodica. Poi ho scoperto pian piano altri generi e ho provato quelle soddisfazioni suonando altre canzoni.

La scelta della musica per la vita

Ma solo intorno ai miei 20 anni la musica mi ha preso per mano e mi ha detto: “Ok, questa è la tua vita!”. E ho continuato fino a 25 anni a studiare da autodidatta. Compravo sempre materiale utile per crescere professionalmente e andavo sempre a Catania alla Ricordi per fare provvista. Mi sono sempre concentrato sull’aspetto ultratecnico della chitarra, sul fatto di suonare velocemente con delle tecniche moderne. È importante avere la tecnica, nel senso che tu, avendo quella, poi puoi metterci il cuore. Ma non sempre è possibile il contrario. Qualcuno mi dice: <Sei solo tecnica, non ci metti cuore!> ma per me non è così.

Il passaggio dal rock agli altri generi musicali

C’è stato un periodo in cui mi ero stufato del rock, del metal e volevo fare jazz, fusion. Sono partito con l’hard rock, quindi Led Zeppelin, Queen, Deep Purple, AC/DC. Poi mi sono interessato anche a chitarristi jazz come George Benson, Pat Metheny, Al di Meola, sempre molto tecnici ma più vicini all’improvvisazione jazzistica. Lì un po’ mi sono bloccato perché dovevo imparare delle scale nuove, delle conoscenze armoniche un po’ più approfondite così mi sono iscritto alla Guitar Academy di Catania e ho studiato con il maestro Andrea Quartarone”.

Da allievo ad insegnante di chitarra

Oggi Antonello Giliberto, tra le altre cose, tra un disco e l’altro, e ormai da quasi dieci anni, insegna nell’accademia proprio di colui che è stato il suo maestro, Andrea Quartarone, dividendosi tra le sedi di Catania e Siracusa. “Sono un tipo abbastanza paziente quindi mi trovo bene con l’insegnamento. Ma faccio anche tante serate. Ho iniziato presto a suonare in giro.

Le sue prime esperienze dal vivo

Inizialmente con i ‘Flowers’ Grandsons’, un gruppo di Ferla, con un cantante di Cassaro. Facevamo pop generalista. Dagli Oasis ad Al Bano e Romina, Ricchi e Poveri. Suonavamo di tutto, serate dappertutto. Repertorio molto vasto. Anche cenoni di Capodanno, compleanni…di tutto. Ci divertivamo un sacco”. Poi Antonello ha suonato con il trio ‘Blues Train’, con Franco Pizzo, di Solarino, e Davide Maiore, di Noto. “Facevamo rock blues, rockabilly, in realtà un po’ imbastardito perché premevo un po’ tanto sul distorsore quindi risultava più aggressivo. Con loro abbiamo suonato anche in Puglia, in Calabria e abbiamo fatto anche un disco. Ci eravamo autoprodotti circa 1000 copie, tutte vendute”. Oggi il chitarrista palazzolese non si ferma un attimo. È richiestissimo e suona in varie serate, con vari gruppi e soprattutto generi completamente diversi. E a lui va bene così.

Antonello Giliberto mentre suona la sua chitarra
Antonello Giliberto suona la sua chitarra per il nuovo disco

The Strategy of Chaos e il successo del chitarrista palazzolese

Nonostante si diverta a suonare di tutto, il suo genere preferito resta il ‘power metal sinfonico’ del suo nuovo album. Uscito ad aprile, ‘The Strategy of Chaos’ è stato realizzato in due anni. “Me la sono presa comoda ma ho voluto fare le cose per bene, con calma”, confida Antonello. “Ma adesso il disco ha un ottimo riscontro e sto rilasciando interviste da mesi, anche per l’estero”.

Com’è nato il nuovo disco di Giliberto

“Le chitarre sono state registrate nel mio studio, dove ho registrato già i dischi miei più buona parte di quello con i Blue Train nel 2013, contemporaneo al mio primo. Di quest’album ho registrato le chitarre, le parti orchestrali le ho fatte tutte io. La batteria, poi registrata a Belpasso, l’ho programmata io ma poi ho dato tutto al batterista Salvo Grasso, una rivelazione pazzesca. Gli ho chiesto fantasia e tecnica perché, contrariamente a quanto si possa pensare, non cozzano tra loro. Alla fine mi è piaciuto così tanto come ha lavorato Salvo che mi sono adattato anche io a lui”.

Le influenze musicali del chitarrista palazzolese

Antonello è pacato, parla con tono calmo e rassicurante. Ma poi in musica tira fuori il suo Mr. Hyde. “Probabilmente c’è un lato di me che deve trovare sfogo” dice. “È vero, in quest’album c’è violenza sonora ma c’è anche melodia”. Nella sua musica convergono vari generi musicali come celtico, nordico, gotico ma anche un po’ orientale. “Ho un sacco di influenze, è vero. Mi piacciono i compositori di musica classica come Bach, Vivaldi, Albinoni, Paganini, Mozart. Amo i compositori di colonne sonore come Morricone, Elfman. Ho ascoltato molta musica celtica. Nel mio secondo album, per esempio, c’è una canzone con cornamuse, un po’ ispirata al film ‘Braveheart’ . Le influenze maggiori arrivano da chitarristi come Yngwie Malmsteen, svedese, e Michael Romeo dei Symphony X.

Dalla Svezia alla Sicilia

Un siciliano che attinge da musica così lontana fa un po’ un effetto strano e viene da chiedersi se c’è invece qualcosa che lo ha ispirato del suo paese, Palazzolo Acreide. “Mi sento a volte un pesce fuor d’acqua”, ammette il chitarrista. “Credo la mia musica sia, tutto sommato, sanguigna, nel senso che è fatta con il cuore ma a me interessa godere per me stesso. Quando io ascolto le mie melodie il primo ad emozionarmi sono io, anche perché non potrei trasmettere nulla. Mi piace fare musica strumentale, al massimo con qualche vocalizzo. Ognuno deve fare ciò che ama fare. E trovare fonte di ispirazione dove crede. A me piacciono le ambientazioni.

Palazzolo nell’album di Antonello Giliberto

I brani scritti pensando a Palazzolo sono i pezzi più tranquilli, che associo alla tranquillità, le parti più acustiche, senza distorsioni”. In particolare in ‘The Strategy of Chaos’c’è una canzone che Giliberto ha realizzato pensando a Palazzolo. “È la traccia n. 9, ‘Forgotten Mists’, nebbie dimenticate, perché ricordavo a momenti della mia infanzia, alla campagna palazzolese, alle mattine, sai quando c’è quella <muddura>, come la chiamiamo. Pensavo che era anni così diversi da quelli di oggi”.

Antonello Giliberto The Strategy Of Chaos 1
Antonello Giliberto mentre suona con la sua band

Palazzolo e la musica oggi

“Purtroppo non vedo oggi ragazzi simili a noi che amavamo la musica negli anni Ottanta. Non vedo quel fermento. Non vedo quella passione per uno strumento, per la musica in genere. In pochi vogliono suonare e in pochi ascoltano musica che non siano questi generi moderni che di certo non potrei mai far convergere nelle mie canzoni. Non penso ci sia nemmeno il supporto per fare musica. Consiglierei una vera e propria sala prove gratuita o l’istituzione di una scuola di musica. C’è una sala prove che sulla carta dovrebbe essere comunale ma non è facile, di fatto, trovarla libera. È sempre occupata e sempre dagli stessi. Dovrebbe essere gestita meglio. C’è un sito ma non funziona bene. Spero le cose migliorino. Già l’estate scorsa si è suonato abbastanza. È già qualcosa”.

Il black metal è ancora considerato un genere satanico?

“Per fortuna non più”, dice il musicista. “Ci sono tante correnti di metal, c’è anche il cosiddetto ‘white metal’ o ‘christian metal’, in cui si suonano e cantano canzoni di lode a Dio, per esempio, ma in chiave appunto…metal. Io ho azzardato un po’ una parte sinistra, diciamo, nel secondo pezzo di questo mio nuovo album ‘The Strategy of Chaos’, ma solo perché volevo spremere il batterista al massimo e quindi ho spinto un po’. Ma per il resto qui dentro c’è tutta la mia passione. Spero che arrivi come succede quando si ama ciò che si fa”.

Donatella Briganti

Autore: Donatella Briganti

Giornalista e ghostwriter. Credo nel potere catartico della scrittura, oltre che in quel “concetto etico del giornalismo” di cui parlava Pippo Fava. Amo scrivere e sentirmi utile scrivendo. Amo la positività, le notizie e i racconti che trasmettono qualcosa di bello, che emozionano e/o offrono un vero servizio pubblico.
Antonello Giliberto presenta il suo nuovo disco The Strategy of Chaos ultima modifica: 2019-10-09T09:00:47+02:00 da Donatella Briganti

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