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Corradino D’Albergo: un poeta romantico

Corradino D'Albergo: poeta ricorda la sua Akrai: Teatro greco (foto Ugo Santoro)

Per chi ama la poesia, desidero oggi presentare un nostro concittadino poco conosciuto. Si tratta di Corradino D’Albergo. Noi palazzolesi conosciamo il fratello cioè Giuseppe perché indirizzò il nipote Nicolino Zocco sulla via del sapere. Corradino si arruolò nell’esercito napolitano. Durante la guerra contro la Francia si distinse per il suo valore. Nel momento in cui egli lasciò il servizio militare si stabilì a Firenze, ove si occupò dei suoi studi. Nel 1846 il 28 ottobre gli morì la figlia, alla quale dedicò dei versi molto profondi: Maria dolce sorella e dolce figlia;/ Fior d’innocenza, fior di leggiadria, /Men donzella parea  che meraviglia:/ Giovinezza e beltà ridealne in viso /Immagine quaggiù di paradiso.

Corradino D’Albergo e il filone poetico ottocentesco

Corradino entra a far parte del filone letterario e poetico dell’ottocento. Scrive Poesie varie, lascia un Epistolario. Traduce La spagna liberata un poema che seguiva i canoni del romanticismo e che però non conclude e un Carme dal tedesco. Ma la sua opera più conosciuta sono i Versi in morte di Marietta Messina, ottave pubblicate nel 1847.

Corradino D’Albergo e i versi a Marietta

Marietta Messina era la sorella di un suo carissimo amico, Vincenzo Messina (al quale è dedicata una via a Palazzolo). Riguardo quest’opera il professore Salvatore Aliotta scrive: «si leggono versi delicati e commoventi, che mostrano come fosse vivo ed intatto l’amore per la sua città natale, per la casa paterna e per i suoi cari». E rivedrotti, amato suol natio! /Acre mia, rivedrotti! E le soavi/Aure respirerò che al petto mio/Dagli anni affranto torneran men gravi!/Vedrò la casa ove a parlar con Dio/ Mi insegnava la madre! Ove degli avi/A le dilette immagini fea giuro/Di crescere saggio come saggi ei furo.

Corradino D'albergo:Teatro greco che egli conto in poesia
Corradino D’Albergo: poeta esule canta in poesia la sua AKRAi

Nostalgia per Palazzolo

Corradino abitando lontano ha una profonda nostalgia per la sua Palazzolo. Aliotta nel suo scritto Corradino D’Albergo(Studi Acrensi, II) scrive: «ripiange di essere destinato dal fato ad essere esule lontano dalla terra natale i suoi giorni estremi». Inoltre questo amore per la patria è l’amore per Palazzolo ove riposavano i suoi cari. Cittadina dove ha gioito e sofferto, dove ha avuto le prime illusioni e le prime delusioni.

Il concetto di patria

Secondo Aliotta, l’aver fatto parte dell’esercito ha influito “notevolmente nella restrizione del suo concetto di patria, cioè verso la sua terra natale”. E continua dicendo che  “lo spirito romantico ha influito a tenerlo legato all’ambiente domestico che tiene vivo il ricordo degli anni della fanciullezza”. L’albero e in special modo l’albero di gelso la cui ombra spesso lo faceva riposare: Preda ahi fur delle fiamme! E preda giacque/Degli anni e dell’incuria il gelso antico/Al cui rezzo, primiero in cor mi nacque/Indistinto di amore un senso amico.

Corradino D'Albergo: ricorda la sua città con le sue chiese:Chiesa San Sebastiano1
Corradino D’Albergo, esule ricorda nelle sue poesie la sua Palazzolo: Chiesa di San Sebastiano

La poetica di Corradino

La poetica di Corradino è molto ampia perché spazia dall’ispirazione che trae dal fascino di giovani donne al ricordo della patria e della casa paterna e ai ricordi della fanciullezza, trascorsa con i suoi cari. Il tutto esprimendosi con la lingua di Dante Alighieri. Alcune poesie di Corradino, però,sono anche in dialetto siciliano, ma soprattutto in dialetto palazzolese: Pri la natura di li 31 iannuari/ À fattu lu cannuni danni e raggi/Ca li lanci e cutedda, e spari e spita,/È veru, ma l’Incenzu à fattu straggi/Immensa, innumerabili, infinita.

Corradino e la sua poetica

Aliotta, infine, per concludere dice di questa poesia che “è una riflessione che indica finezza di sentimenti che caratterizza la nobiltà d’animo che induce Corradino ad abbandonare il servizio militare( che usa violenza con le armi) e quello di corte dove con facilità si usa l’incenso cioè l’adulazione. Corradino D’Albergo morirà nella sua patria d’elezione cioè Firenze nel 1856.

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Corradino D’Albergo: un poeta romantico ultima modifica: 2020-03-26T09:00:00+01:00 da Luisa Itria Santoro
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