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Giuseppe Rovella: uomo, filosofo, narratore

Giuseppe Rovella

Un personaggio di rilievo della cultura palazzolese è stato Giuseppe Rovella. Egli si è distinto per il suo sapere in campo filosofico, ma il suo bagaglio culturale spaziava a 360 gradi. Nel trentesimo anniversario della morte di Giuseppe Rovella (26 marzo 1989-26 marzo 2019) desidero commemorarlo con un’intervista al professor Emanuele Messina, che più di ogni altro, ha studiato Rovella nelle varie sue sfaccettature. Inoltre il professore ha il merito di aver curato le pubblicazioni postume di Rovella ed ha restituito alla comunità palazzolese scritti che sarebbero andati perduti.

Giuseppe Rovella Lidia Alfonsi

Giuseppe Rovella e Lidia Alfonsi, attrice e lettrice di un’opera dell’autore

Il cammino di ricerca di Rovella

In uno scritto intitolato Alla radice del pensiero di Giuseppe Rovella (Romeo editore), Messina riporta una frase di Parmenide a Socrate: “Finché sei ancor giovane, orienta te stesso piuttosto a quell’esercizio che è ritenuto inutile e dai più è detto esercizio di vane ciarle, altrimenti la verità ti sfuggirà”. L’esercizio di vane ciarle era ed è la filosofia. Messina è convinto che Rovella già da giovane iniziò il suo cammino di ricerca e con il personale pensiero “sostenne il suo orientamento verso il futuro”. Penso sia stato proprio così. Le risposte del professor Messina inquadrano la figura di Rovella in maniera puntuale, così precisa che sembra di averlo qui ancora vivo. Ma è vivo nei ricordi di tutti coloro che lo hanno conosciuto ed anche dei membri dell’Associazione amici di Giuseppe e Turi Rovella.

Rovella uomo

Giuseppe Rovella nacque a Palazzolo Acreide (SR) il 12.12.1926. Studiò filosofia a Catania, fu allievo di Cleto Carbonara, che al volume di filosofia teoretica, L’uomo una filosofia del suo allievo Rovella scrisse una buona introduzione. Rovella fu un uomo di vasti interessi culturali, scrisse in un breve arco temporale 12 romanzi in cui trasfuse il suo pensiero intriso dei molti problemi legati  all’autocoscienza dell’uomo, al problema della libertà e del tramonto di una civiltà, la nostra. Civiltà che si avviava al disconoscimento dei valori di un mondo contadino legato alla terra, alle tradizioni, alla religiosità. Nacque da una famiglia contadina di cui fu orgoglioso. La sua famiglia ebbe una salda collocazione cristiana con alcuni religiosi. Questo humus permeò tutta la sua narrativa, sebbene espresso in un’ottica non condizionata dall’osservanza e dalla pratica religiosa. La sua religiosità attingeva al mito, alla libertà della coscienza, al dialogo quotidiano col divino.

Rovella professore

Fu docente di filosofia e di storia in modo continuativo nel locale liceo dove svolse anche il ruolo di preside. Ebbe viva la consapevolezza della rilevanza della sua cultura e del ruolo del docente. Fu per questo che con i suoi allievi ebbe un rapporto spesso conflittuale. A loro chiedeva ciò che gli alunni solitamente non danno, una dedizione totale e un impegno di studio che mettesse a frutto nella vita. Specialmente negli ultimi anni di insegnamento il rapporto fu conflittuale. Amava dire “Io amo chi mi ama”. Gli alunni, però, sono più propensi  alla stima che all’amore.

Rovella e una Conferenza

Giuseppe Rovella in Conferenza. Foto Ugo Santoro

Cleto Carbonara e Rovella

Qui il discorso si fa più impegnativo. Rovella, come già detto, studiò filosofia a Catania, fu vicino a Carbonara che in quella università insegnava filosofia. Fu un allievo prediletto, e per il testo L’uomo una filosofia che fu l’esordio della scrittura di Rovella, Cleto Carbonara scrisse la presentazione. Carbonara, trasferito a Napoli, lo invitò a seguirlo. Rovella non andò a Napoli, per non lasciare il paese. Egli rifiutò opportunità vantaggiose, la sua casa gli dava sicurezza. Fra i due il rapporto affettuoso continuò ancora per tanti anni.

Consigli di Carbonara a Rovella

Nella corrispondenza, a proposito del testo di filosofia, Carbonara lo invitava a controllare di più lo stile e a trattare con più distacco i temi affrontati, ma Rovella aveva nel sangue la creatività narrativa. Non ci diede altri lavori strettamente filosofici, ma soltanto 11 romanzi dove è pur presente la filosofia, trasfigurata in fantasia creatrice. Rovella già da giovane aveva praticato la poesia. A Carbonara lo legò il tema della coscienza, dello spirito e della libertà. Non dimentichiamo che quelli di Carbonara erano anni in cui la filosofia di Gentile teneva banco, e molti filosofi del dopo guerra ebbero come riferimento Gentile o per approfondirlo o per contestarlo.

Rovella e la narrativa

È una domanda che non  può avere risposta. Evidentemente egli pensava che la narrativa era la sua via; pensava che nella filosofia non avrebbe avuto la possibilità di dare spazio al suo mondo interiore. Forse pensava che i testi di narrativa si leggono più di quelli di filosofia. Rovella sperava di avere il successo che un testo di filosofia non gli aveva dato. Rovella voleva il successo e desiderava che le sue qualità trovassero ampio riconoscimento. “Non scrivo perché i miei lavori restino nel cassetto“, diceva. Il motivo vero, credo, è che la narrativa era un suo bisogno profondo, come per suo padre uomo affabulatore.

Luisa Itria Santoro

Autore: Luisa Itria Santoro

Sono laureata in Conservazione dei beni culturali, indirizzo archivistico e bibliotecario. Amo scrivere di storia delle chiese locali e traggo le notizie dall’importante Archivio della Chiesa Madre di Palazzolo, Scrivo da tempo anche per la rivista “Il saggio”, di Eboli. Mi piace scrivere recensioni di autori palazzolesi e siciliani, per questo ho seguito corsi di giornalismo. il più importante è stato il laboratorio di giornalismo culturale a Roma presso l’editore Giulio Perrone.

Giuseppe Rovella: uomo, filosofo, narratore ultima modifica: 2019-04-23T08:22:25+02:00 da Luisa Itria Santoro

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