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La rivolta popolare del 1677 a Palazzolo

La rivolta popolare: Popolane

Una ricerca, condotta negli anni ’80 del novecento, è stata effettuata su uno degli episodi più interessanti estrapolato dalla Selva di Frà Giacinto Leone. Si tratta de La Rivolta popolare del 1677. La ricerca è stata svolta dal professore Vincenzo Mormina e dal dottore Tonino Grimaldi e dal titolo Dalla Selva di Frà Giacinto: la «Memorabile ribellione» del 1677 (Studi Acrensi, I, 1980-1983).

La rivolta popolare: il racconto dalla Selva

Il primo agosto del 1677 successe a Palazzolo la memorabile ribellione a causa del prezzo imposto sul frumento. I Giurati e gli altri Ufficiali stabilirono. Una premessa da fare: nel 1672 vi fu una carestia  di frumento tanto che ne fu alzato il prezzo. La plebe soffrì molto per quest’aumento di prezzo. Premesso ciò il popolo si ribellò avendo patito la fame durante gli anni precedenti. Il prezzo del frumento crebbe a tarì 18 il tumolo. A Siracusa e Melilli ad onza uno il tumolo.

La rivolta popolare: la Sicilia dopo il 1671

La Sicilia dopo il 1671 subì delle carestie. Il prezzo del frumento, della farina, del pane e dei generi di prima necessità aumentò notevolmente. Le classi popolari furono quelle che ne subirono maggiormente le conseguenze.  Questo problema ne causò un altro: le classi subalterne iniziarono ad essere violenti, iniziarono a rubare e a vagabondare. Tutto ciò fino ad arrivare al 1677, anno in cui vi fu una nuova mancanza di raccolto. Che provocò un’ulteriore fame e povertà. Il 1677, anche come dicono gli autori dell’articolo sopra-accennato, fu “l’anno degli speculatori che assunse dimensioni allarmanti”. Il popolo sapeva che la scarsità del frumento era dovuta alla tirannia dei mercanti. La reazione a questo punto non si fece attendere perché la popolazione era esasperata. Tra luglio e  settembre avvenne una forte ribellione.

La rivolta popolare: Chiesa San Paolo. Foto Archivio Santoro
Chiesa San Paolo. foto archivio Santoro

Dalla Selva

Questo è il racconto di uno dei giorni del tumulto della plebe: «Il 1 agosto i Giurati pubblicarono nella piazza il prezzo del frumento a tarì 5. Dalla chiesa dei padri Domenicani uscirono molte donne che gridavano volere pagare il frumento 3 tarì. I giurati si avvicinarono alle donne per tranquillizzarle. Ma alcuni li accusarono dicendo di volere mettere in carcere quelle donne. La plebe quindi era infuriata tanto che i giurati si salvarono la vita chiudendosi nella chiesa dell’Annunziata. La plebe costituita da 400 persone minacciava di voler bruciare le case dei giurati. Infatti diedero fuoco alla casa del dottor Vincenzo Messina, giurato.

Il racconto dalla Selva

In casa del notaio Paolo Calendoli, segreto, la plebe desiderava bruciare scritture pubbliche. Vi trovarono però un ritratto di re Carlo II. Il popolo portò il ritratto del Re per le strade e gridava “Viva il Re di Spagna fuora mal governo, e il frumento a tarì tre, e per tal cagione non gli diedero fuoco”». I Reverendi Sacerdoti e religiosi cercarono di calmare la plebe infuriata, ma senza giovamento. Uno dei capi della rivolta buttò tra le fiamme un cappuccino “che poco mancò a trovare il martirio”. I religiosi uscirono, allora, il Santissimo Sacramento per calmare la plebe. Ma la plebe non ebbe “riverenza” neanche per Gesù sacramentato.

La ribellione popolare: Fra Giacinto Leone, ha raccontato la rivolta
La ribellione popolare del 1677 raccontata da Frà Giacinto Leone(archivio fotografico Ugo Santoro)

Considerazioni

Secondo gli autori dell’articolo, Frà Giacinto “non ritenne opportuno condurre alcuna indagine, sia per controllare i fatti sia per  acquisire in nuovi elementi”. Frà Giacinto definisce “memorabile ribellione” quella del 1677 forse perché “la rivolta era ancora ricordata come avvenimento eccezionale e  sicuramente impressionò l’animo dei contemporanei sì da lasciare il ricordo ed «il ricordo del ricordo» nella memoria popolare”. Inoltre Frà Giacinto racconta i fatti da un’anonima cronaca coeva scritta “da chi fu accorto a notare il fatto da sé veduto per restare la memoria ad esempio dei posteri”. Non si sa chi è questo anonimo cronista. Il professore Mormina e il dottor Grimaldi indagarono per conoscere il cronista, purtroppo le indagini archivistiche non portarono a nulla.

La cronaca della ribellione

La cronaca della ribellione, invece, era descritta nei registri e nei volumi dell’Università di Palazzolo, che se poteva essere considerata ad un certo punto leggenda, adesso ridiventava effettivamente “fatto storico”. Il Vicario Generale del Regno inviò il Capitano Granieri a Palazzolo per “quietare la rivoluzione”. In agosto la ribellione grazie al capitano si esaurì. Infatti vennero incarcerati  “23 capi tumultuanti”. La ribellione non aveva un’ideologia politica, ma nasceva dal bisogno e dalla fame. Il capitano, nella notte tra il 2 e il 3 agosto arrestò due ribelli. Soltanto questi due ribelli morirono. Gli altri poi furono rilasciati.

La rivolta popolare del 1677 a Palazzolo ultima modifica: 2020-07-06T09:24:35+02:00 da Luisa Itria Santoro
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