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Le antiche fontane di Palazzolo, una tradizione ormai scomparsa

Fontanagrande

E’ un’altra delle tradizioni che non esistono più. A Palazzolo ci sono tante fontane, antiche, abbandonate, altre ancora funzionanti. Un tempo venivano usate dalle donne per lavare i panni. Altri le usavano come abbeveratoio, per la gente o per gli animali. Oggi sono prosciugate e restano come antica memoria di un tempo che non c’è più.

Quando le donne lavavano al fiume

Nell’antichità le donne lavavano i propri panni al fiume. Si andava col carretto o a piedi e si ritornava a sera stanche. Le zone usate erano quelle della “Ciumara” vicino alla Valle dell’Anapo o San Giovanni. Note anche la zona alla “Rifacca”, ai Mulini, presso il torrente Purbella, ai Saraceni, alla “cava ro Santazzu”. Come ricorda lo studioso di tradizioni popolari Nello Blancato Il fiume, per l’abbondanza dell’acqua e per lo spazio disponibile si prestava meglio per lavare biancheria particolarmente sporca, per lavare la tela di casa, o la lana.

Fontana di Fiumegrande

Negli anni Cinquanta

A Palazzolo, a partire dal 1951, con l’entrata in funzione dell’acquedotto, le fontane e i lavatoi incominciarono a perdere questa funzione. Le massaie si attrezzarono di pile e, sempre a mano, continuarono a lavare in casa. Poi l’arrivo delle tecnologie con le lavatrici. Ma molte donne continuavano ancora a raggiungere le fontane. Si credeva infatti che solo l’acqua della fontana o del fiume potesse dare un bucato “veramente” pulito.

Le due fontane più usate

Fontanagrande e Fiumegrande erano le due fontane con i lavatoi di Palazzolo ogni giorno piene di donne. Il lavatoio di Fontanagrande era diviso in quattro grandi vasche comunicanti, ricorda Blancato. Appresso c’era la vasca per la seconda sciacquata, in seguito quella per la prima e infine c’era la grande vasca per la primissima insaponata. E c’era anche chi puliva: don Sarafinu, lo spazzino del quartiere. Ma si lavava anche di notte, soprattutto se le famiglie erano numerose e il bucato abbondante. Quella di Fontanagrande era la struttura più grande e la più attrezzata. C’era persino una tettoia e anche un fanale a petrolio. Di giorno andavano soprattutto le lavandaie pubbliche, cioè quelle venivano pagate e che lavavano la biancheria alle famiglie più ricche. Di notte la usavano le donne che erano più riservate o quelle che di giorno non avevano trovato posto libero.

Fontanagrande

Come si lavava

Nel suo saggio sulle antiche fontane Blancato ricorda che per imbiancare i capi di abbigliamento particolarmente sporchi si faceva la liscìa a casa, nelle quararare e nei mezzaranci. Poi si portavano al lavatoio per nuove insaponate. I panni venivano esposti al sole per buona parte della giornata. Ed era una corsa per avere il posto migliore e non mancavano le liti tra loro. C’era chi insaponava, chi sciacquava, chi strizzava. E poi c’era spazio per i pettegolezzi.

Le antiche fontane oggi

Di queste antiche usanze oggi resta ben poco. Si lavano i panni a casa, a mano o in lavatrice. Le fontane sono abbandonate, sporche e poco usate. Ma da tempo si parla di possibili progetti per il recupero di questi luoghi, per farli diventare posti di una memoria lontana da custodire.

 

Federica Puglisi

Autore: Federica Puglisi

Giornalista professionista dal 2009, una laurea in lettere moderne e un master nel cassetto. Questa sono io: una passione profonda per la scrittura come per l’arte in tutte le sue sfaccettature. Collaboro da anni con varie testate giornalistiche locali e nazionali e amo raccontare dei luoghi e della gente. Mi occupo di comunicazione per enti pubblici e privati, ma sono poco incline alla “mania” dei social. Se potessi tornerei alla penna e alla carta, come si faceva un tempo.

Le antiche fontane di Palazzolo, una tradizione ormai scomparsa ultima modifica: 2018-12-05T12:47:59+00:00 da Federica Puglisi

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