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Lo sapevi che: a cunculina usata per riscaldarsi

La cunculina che si usava un tempo

In questa rubrica raccogliamo i ricordi, le curiosità, di antiche tradizioni, e di ciò che apparteneva alla cultura di un tempo. Oggi vi parliamo della cunculina quell’antico rimedio che si usava per riscaldarsi. Infatti non c’erano di certo i riscaldamenti. Una volta infatti si usavano le antiche conche, i bracieri, a uso domestico, dove veniva messo del carbone. E le donne lo accendevano dal mattino fino a sera. Vediamo qualcosa di più nei ricordi dello studioso di tradizioni popolari Nello Blancato.

Le donne con la cunculina nelle case
Un’immagine di conca in un’abitazione, riportata da Blancato

La cunculina nelle case dei palazzolesi

Un tempo – racconta Blancato -, quando le abitazioni prive di impianti di riscaldamento erano delle vere e proprie neviere il braciere veniva posizionato nella stanza più frequentata. Lì rimaneva per tutta la giornata, a disposizione di tutti. La sera ‘a cunculina, con la brace ravvivata ma coperta di cenere e sospesa al gancio interno del circu (scaldaletto). Essa si collocava sotto le coperte del letto dei più piccoli e poi eventualmente nel letto dei genitori.

E la cunculina si usava pure dentro il letto

Poi se c’era troppo freddo la cunculina si poteva anche mettere dentro il letto. Come? Attraverso l’utilizzo del circu, un attrezzo fatto di assi di legno ricurve a forma di cupola. Era il mezzo per tenere sollevate le coperte e così il calore si diffondeva dentro il letto. E questo avveniva fino agli anni Sessanta. E lo dimostrano gli ambienti ricostruiti nella Casa museo Antonino Uccello di Palazzolo.

Nelle stanze dove si dormiva le cunculine venivano sistemate anche dentro il letto
La stanza con gli antichi oggetti ricostruita alla Casa museo Antonino Uccello

Di che materiale era fatta la cunculina

Lo scaldino, come racconta Blancato, era fatto di creta, legno, latta nuova o riciclata, rame, argento. Gli scaldini di creta avevano il coperchio bucherellato e potevano essere a due, a quattro, a otto manici, col manico a paniere, senza manico. E poi quelli di latta o di rame potevano essere a un manico (erano simili al tegame) oppure, le ultime versioni erano dotate di listelli di latta o di ferro disposti a crociera con un anello nel punto di intersecazione che serviva da presa. 

I nomi e di doppisensi

E nella parlata comune i nomi erano diversi. Da cunculina, scarfaturi, maritieddu, monuco. E persino circu, circu di conca. Altrove è chiamato prete, monaca, monacofrate. “Le allusioni, le battute, i doppi sensi si sprecavano – dice Blancato -. Nelle serate invernali coricarsi con il prete o con il monaco era di routine e nessuna buona donna si scandalizzava o se l’aveva a male per una eventuale frecciata allusiva, salvo ad avere la coda di paglia (in caso di mariti lontani da casa per motivi di lavoro)”.

Lo sapevi che: a cunculina usata per riscaldarsi ultima modifica: 2020-04-20T09:00:00+02:00 da Federica Puglisi
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