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Nunzia Infantino maestra e poetessa

Signora Nunzia Infantino poetessa

La maestra Nunzia Infantino, originaria di Palazzolo, abita a Torino con la famiglia. Nunzia è anche una poetessa. Nell’intervista mi ha parlato di questo periodo difficile nella sua città d’adozione.  Ma anche di poesia che può essere di sostegno durante questa crisi che ha sconvolto tutto il pianeta.  

Nunzia Infantino Lei abita a Torino già da tempo. Come state vivendo questo periodo così difficile?

Io vivo a Torino da 46 anni. Questo periodo  è molto difficile da vivere in questa città, come penso anche altrove. E’ stato terribile dover interrompere tutte le attività esterne, non poter più andare a fare liberamente la spesa, non incontrare amici e parenti, non poter andare in chiesa, non poter passeggiare  per le strade o nei parchi.  Per me  è molto triste non poter vedere le mie figlie e i miei nipoti da tanto tempo, ma  so  che non si può fare altrimenti. In certi momenti alcuni sacrifici sono inevitabili.

Nunzia Infantino: Torino città d'adozione
Torino città d’adozione di Nunzia Infantino (foto inviata da Nunzia)

Nunzia Infantino So che Lei ama moltissimo la poesia. Cos’è per Lei la poesia?

Io ho sempre amato la poesia, fin dalla scuola elementare. Forse devo ringraziare la mia maestra Giuseppina Nigro, che ce ne leggeva tante, ce le faceva studiare a memoria (come si usava allora) e ce le faceva amare. Forse l’avrei amata ugualmente, perché io ho sempre prediletto la lettura e la poesia in particolare. Ricordo che da ragazza andai in Francia a trovare dei parenti. Il mio primo pensiero fu  l’acquisto di due volumetti di poesie di Charles Baudelaire: “Le fleurs du mail” e “Les paradis  artificiels” scritti in francese.

E alle superiori?

Alle superiori, per fortuna, ho avuto una brava insegnante di letteratura italiana, che mi ha fatto conoscere, tra gli altri, il dolce stil novo, il barocco, Foscolo, Leopardi e il Decadentismo, porgendo i vari argomenti con il giusto trasporto, cosa che non è successo con la matematica  e con  la filosofia, il cui professore sbadigliava in continuazione. Fino a una ventina d’anni fa non avrei mai neanche osato pensare di scrivere delle poesie: ritenevo che fosse una prerogativa ristretta a soli “poeti”. Poi, poiché stava diventando sempre più impellente l’esigenza di fissare sulla carta dei pensieri, dettati da un sentimento di nostalgia o da un profumo o da un’ immagine, ho preso il coraggio a quattro mani e ho scritto anch’io delle “cose”. Non è stato un atto di presunzione il mio, ma il bisogno di esprimere dei sentimenti “intimi” in modo meno “intimo”.

Nunzia Infantino cosa occorre per diventare un poeta?

Io non so se si possa di colpo diventare poeti. Se la poesia c’è, è già presente nell’animo di chi ha questo sentire. Di certo si può far amar qualcosa mostrando la propria passione in prima persona. So che a Palazzolo ci sono tanti giovani che scrivono poesie. Questo è pregevole e mi fa ben sperare: il passaggio del testimone tra le generazioni mantiene viva la poesia.

Scrivere e leggere poesie può aiutare a superare una crisi mondiale così importante?

Sicuramente, scrivere poesie può essere di aiuto a “gestire” questo grave momento di difficoltà, ma credo anche che leggerle potrebbe essere un grande sostegno per superare questo momento. Facilmente ci si può sentire depressi e senza grandi speranze.

Lei Nunzia Infantino è una maestra. Come ha fatto ad appassionare i suoi alunni alla poesia?

Forse ho già risposto a questa domanda. I bambini si appassionano a qualcosa se vedono che l’insegnante porge loro i “contenuti” di qualsiasi materia con passione. E questo vale anche per la poesia. Io, da insegnante, ho sempre dedicato uno spazio particolare ad essa. Tutti i miei alunni, relativamente alle loro capacità, nel corso del tempo, non hanno mai trovato noioso “tale spazio”, vivendolo ogni volta sempre con entusiasmo.

Ha tenuto anche dei laboratori?

In seguito, nella scuola dove ho insegnato, ho anche tenuto un “laboratorio di poesia” rivolto ad altri alunni. Ho insegnato delle tecniche per scrivere in rima usando il “nonsense” e il “limerick”, con cui i bambini si sono divertiti molto, e la lettura di poesie d’autore,  fino ad acquisire la capacità di scrivere dei versi in modo autonomo, ottenendo dei risultati soddisfacenti.  

Ha nostalgia di Palazzolo, paese della sua infanzia?

Io ho molta nostalgia del  mio paese natale, a cui ho dedicato tante “poesie”. Ogni anno, anche se per un brevissimo periodo, vi ritorno e, tutte le volte, percepisco di essere diventata una “forestiera”, anche se amici e conoscenti  provano a non farmi sentire tale.

Nunzia Infantino: il suo libro pubblicato
Nunzia Infantino e il suo libro di poesie: io mi ricordo il primo fico nero

Riguardo la poetessa Linetta Messina?

Una mia carissima amica  “poetessa”, Linetta Messina, che, purtroppo, non c’è più, ha scritto mirabilmente e pubblicato tanto sul paese (vedi “Tra frantumi di case”), perché lo amava in modo viscerale. Ciononostante, non trovo ancora in nessun luogo, a Palazzolo,  alcuna traccia dei suoi scritti. Tante volte  io ho suggerito   ai ristoratori e anche ai gestori di bar e pizzerie di appendere alle pareti dei loro locali, assieme ai vari quadretti, a volte insignificanti, anche qualche  verso di Linetta, possibilmente incorniciato, per dare così maggior risalto alle peculiarità della nostra cittadina. Ma i miei suggerimenti sono sempre caduti nel vuoto.

Potrebbe inviarmi un sua poesia che Lei ama maggiormente?

Sono diverse le “poesie” a cui sono legata. Non saprei quale scegliere, perché la maggior parte di esse è nata da momenti di sofferenza o di nostalgia. Quella che può riassumerle è l’ultima della mia raccolta “Io mi ricordo il primo fico nero”, pubblicata da “Libro italiano” nel 2003, e che s’intitola “Pfaff” (la troverà  in calce), anche se è in rima e apparentemente banale. Dico questo perché alcuni, da una parte, considerano banali le poesie in rima, dall’altra, altri apprezzano solo quelle in rima, perché più facilmente fruibili, più comprensibili e meno ermetiche. Oltre alla “Pfaff”(allegata), trascrivo di seguito quella che ho scritto circa due settimane fa, osservando il contrasto tra la primavera  e l’impossibilità di uscire.

Le poesie: “Primavera senza cuore” e “Pfaff”

Primavera senza cuore: Sotto la mia casa/sono esplosi/i colori del tiglio./Indifferente al  virus/e ai divieti/la primavera avanza/“a passo di Giava”/ e riempie il cuore/di tristezza. – 7 aprile 2020. Pfaff: Paese mio sulla collina languidamente disteso/con le mie parole spero di non averti offeso./Tortile,stupendo, incantato e teatrale:/giocare con le parole forse con te non vale./Pettegolo, senza tempo e misterioso:/perdonami se dirti queste cose ancora oso./Prigioniero, addormentato e indifferente:/riempirti di aggettivi non mi serve a niente./

La poesia “Pfaff” continua

Per me sei l’orto dei fichidindia che più non esiste:/quello che non resta più nelle mia amate riviste,/il noce che fu tagliato e su cui costruivo l’altalena,/gli alberi dell’orto, il cui addio mi diede tanta pena:/il fico, il mandorlo, il noce, il melograno e il gelso,/ma non voglio più pensarci, almeno adesso./Sei il motorino rosso “Motom” di mio padre,/la macchina da cucire “Pfaff” di mia madre,/la festa di San Michele odorosa di caldi bomboloni/ e il dondolarsi al gelido vento dei vecchi lampioni./ Paese mio sulla collina dolcemente disteso/spero che almeno tu mi abbia compreso. – 2003.

Nunzia Infantino maestra e poetessa ultima modifica: 2020-04-30T09:00:00+02:00 da Luisa Itria Santoro
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