storia

Chiese rurali e oratori privati dei Baroni palazzolesi

Villa Bibbia - oratori

L’argomento “chiese rurali e oratori privati” dei Baroni locali è un tema poco trattato nella storia ecclesiastica di Palazzolo Acreide. Un importante lavoro  intitolato Eremi e chiese dell’Agro Netino fra seicento e settecento, scritto dal dott. Maiore, è stato un ottimo punto di partenza per la mia ricerca. I ritrovamenti archeologici ci aiutano a scrivere la storia. Non vanno trascurati, però, gli archivi.  Quelli delle curie e delle parrocchie contengono un insieme di informazioni di indubbio valore storico. Anche l’archivio più importante di Palazzolo appassiona gli studiosi su temi particolari della memoria storica locale.  I documenti, studiati dal punto di vista storico, saranno utilizzati anche sotto l’aspetto antropologico, linguistico, archeologico, architettonico.

Barone Bibbia - oratori

La statua del barone Bibbia che si trova nella medesima villa

Oratori e cappelle nella storia e nel diritto

Le cappelle e gli oratori privati erano nati per il culto familiare e poi divennero edifici di culto per le comunità rurali. La costruzione delle chiese rurali si diffuse con l’affermarsi di nuove aristocrazie e delle loro proprietà. Le autorità ecclesiastiche  controllavano le chiese rurali, perché era interesse della chiesa evangelizzare i contadini. L’avvocato Vincenzo Politi, barone palazzolese, scrisse un articolo riguardante gli oratori privati nella storia e nel diritto, affrontando l’argomento ampiamente. Il Politi spiega l’origine dell’oratorio nell’ambito del diritto canonico. L’oratorio privato doveva rimanere circoscritto all’ambiente domestico, non doveva essere destinato all’uso pubblico.

Ruolo del vescovo

Inoltre il potere disciplinare sugli oratori privati era riservato solo alla Santa Sede. Il ruolo del vescovo era indiretto e consisteva nel controllo delle condizioni  imposte dalla Santa Sede. Il vescovo ebbe il permesso di celebrare delle messe, ma  soltanto in casi particolari. La riforma tridentina indeboliva il potere del vescovo nei confronti dei baroni nell’epoca feudale. La Santa Sede diveniva l’unica istituzione che concedeva i permessi per celebrare le Messe in questi oratori grazie ad un Indulto.

Nel diritto canonico

L’indulto è un permesso rilasciato dal papa a un singolo o ad una comunità religiosa. Il barone otteneva l’autorizzazione a celebrare la messa in casa. Il documento più importante sugli oratori privati era l’enciclica di Benedetto XIV, Magno cum animi, del 1751. L’enciclica imponeva ad uno dei proprietari dell’oratorio di essere presente durante la messa. Il battesimo poteva essere amministrato nell’oratorio  privato, soltanto nei casi di necessità. Il vescovo diocesano concedeva il consenso anche per distribuire l’Eucaristia.

Particolarità dell’Oratorio

L’oratorio doveva essere libero da ogni uso domestico e separato dal resto dell’abitazione, grazie tre a pareti murarie. L’oratorio non doveva essere di piccole dimensioni, per evitare a coloro che assistevano alla Messa di rimanere fuori. Le Sante Messe, nelle chiese rurali e negli oratori di campagna, venivano celebrate quando era tempo di raccolto, per dare ai contadini la possibilità di assistere alla Messa nei giorni festivi. È un esempio la richiesta di don Salvatore Messina. Questi chiedeva al vescovo l’autorizzazione di far celebrare la messa, nella sua cappella in contrada Giannavì,  per dare la possibilità ai contadini di partecipare.

Presso le famiglie nobili palazzolesi

Le richieste di costruzione degli oratori privati venivano presentate dai nobili palazzolesi alle autorità ecclesiastiche. Fra questi: Salvatore Zocco D’Albergo, Gabriele Judica, Ercole Cappellani, Barone Musso, Vincenzo Bongiorno.  Anche i sacerdoti ammalati richiedevano l’autorizzazione di celebrare messa in casa. La messa celebrata nell’Oratorio era ad uso esclusivo del proprietario e dei suoi consanguinei che abitavano sotto lo stesso tetto. I domestici erano ammessi alla funzione. Il barone Musso otteneva l’autorizzazione a far partecipare alla messa, presso il suo oratorio privato, anche ai forestieri suoi ospiti.

L’azione dei baroni

L’oratorio privato diveniva oratorio pubblico, quando le autorità concedevano al barone a far partecipare alla santa messa gli abitanti dei territori vicini. Il barone otteneva il permesso di portare la sacra particola nella stanza di un familiare malato per la comunione. In codesti oratori venivano celebrati battesimi e matrimoni, ma con il consenso del vescovo. I nobili ottenevano l’indulto apostolico grazie alle testimonianze dei conoscenti. Questi dichiaravano l’origine nobile di quella famiglia. La nobiltà garantiva il decoro dell’oratorio e la possibilità della famiglia di sostenerne le spese relative al mantenimento.

Descrizione degli oratori locali

Il notaio autorizzava l’oratorio in campagna dopo aver verificato il sito e la casa baronale. Egli si accertava che il locale fosse separato dagli usi domestici. Il locale doveva essere costruito in muratura e non in legname. L’oratorio doveva essere fornito degli arredi sacri utilizzati per celebrare la Santa Messa. Infine il notaio disegnava  la pianta della casa e la inviava al vescovo. Il matrimonio, di solito, non veniva celebrato nell’oratorio privato di famiglia.  Il Signor Biagio Politi eccezionalmente ottenne di amministrare il matrimonio della figlia Cassandra col barone Cesare Judica nel marzo del 1875. In questo caso il parroco aveva l’obbligo di spiegare agli intervenuti che celebrava un Sacramento.

I documenti, del periodo che va dal 1770 al 1910, trattano di richieste d’Indulto e di Brevi pontifici. La risposta del vescovo è importante perché verificava le richieste. Egli concedeva al proprietario quanto chiedeva. Questi documenti fanno conoscere  le famiglie dei richiedenti. I luoghi e le contrade di questi oratori sono ricavate dalle stesse fonti.

Chiesa rurale - oratori

Un particolare dell’interno di Villa Bibbia, chiesa rurale vicino Palazzolo

I complessi rurali oggi

Oggi, il permesso di visitare i complessi rurali ancora esistenti, non è facile. Notizie storiche più approfondite sulle famiglie nobili e sui loro possedimenti potranno fornire sulla storia degli oratori privati. Personalmente ho visitato la chiesa rurale di Vincenzo Messina Barone Bibbia, oggi Villa Claudia.  La chiesetta è mantenuta in ottime condizioni. La ricerca su questo argomento è ampiamente da me trattata in Studi Acrensi –IV, dal titolo Per una storia delle chiese rurali e degli oratori privati a Palazzolo Acreide, attraverso documenti del XVIII e XX secolo.  

Luisa Itria Santoro

Autore: Luisa Itria Santoro

Sono laureata in Conservazione dei beni culturali, indirizzo archivistico e bibliotecario. Amo scrivere di storia delle chiese locali e traggo le notizie dall’importante Archivio della Chiesa Madre di Palazzolo, Scrivo da tempo anche per la rivista “Il saggio”, di Eboli. Mi piace scrivere recensioni di autori palazzolesi e siciliani, per questo ho seguito corsi di giornalismo. il più importante è stato il laboratorio di giornalismo culturale a Roma presso l’editore Giulio Perrone.

Chiese rurali e oratori privati dei Baroni palazzolesi ultima modifica: 2019-04-11T08:26:55+02:00 da Luisa Itria Santoro

Commenti

To Top