I PALAZZOLESI RACCONTANO PALAZZOLO ACREIDE

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Ottocento borbonico e i caffè letterari

Ottocento borbonico: Palazzo Cappellani, oggi Museo Judica

Uno sguardo, alle forme associative dell’ottocento svolto dal professore Greco nel suo libro L’Ascesa dei Notabili. Politica e società a Palazzolo Acreide nell’ottocento borbonico (Pungitopo, 2016),  consente di cogliere alcuni aspetti della società ottocentesca palazzolese. Questa società ottocentesca è attraversata, soprattutto “fra i più umili da forti tensioni locali intrecciandosi con la lotta politica e mettendo in risalto una società in continuo fermento”. A Palazzolo dopo la rivoluzione del 1848, non verranno mutati gli equilibri politico-sociali in atto. L’intervista al Professore Greco ci svelerà quest’importante periodo palazzolese.

L’élite politica palazzolese annovera anche degli intellettuali di spicco. Chi è stato, secondo lei, l’uomo di cultura può importante del periodo?

L’epoca borbonica a Palazzolo è pervasa da un certo fervore culturale, che ruota attorno alla riscoperta delle antiche rovine di Akrai. La riscoperta è testimoniata dai tanti visitatori d’Oltralpe attratti da un patrimonio archeologico allora tutto da scoprire e documentare. Non stupisce, quindi, che in un tale contesto si formino intellettuali di grande levatura, su cui mi soffermo nel mio libro, come Giuseppe D’Albergo e Gabriele Judica.

Professore mi parli di D’Albergo e di Judica

D’Albergo e Judica sono raffinati cultori del mondo classico. Entrambi antesignani, il primo degli studi di estetica in Sicilia, l’altro dell’epopea delle prime fondamentali scoperte archeologiche di Akrai. D’Albergo, autore del Trattato di Callinomia e di tragedie di stampo neoclassico e Judica, conosciuto anche tra i non addetti ai lavori, per Le antichità di Acre, sono certamente gli intellettuali più rappresentativi del nostro primo Ottocento.  Purtroppo, questi due autori non sono ancora sufficientemente conosciuti e studiati, ma non mancano altre personalità che definire “provinciali” è sicuramente riduttivo. Anche per questo motivo, è difficile stabilire quale sia l’uomo di cultura più importante del periodo.

Ottocento borbonico: Accademia Del Progresso
Vincenzo messina nel 1868 è il fondatore dell’Accademia del progresso

Ottocento borbonico: mi parli di altri autori di rilievo

Vincenzo Messina, barone di Bibbìa, per esempio, è un fine letterato e un uomo di cultura. È autore di una raccolta di Poesie liriche e di una traduzione in versi siciliani degli Idilli di Gessner. Messina è il fondatore, nel 1868, dell’Accademia del Progresso. Uno dei suoi fratelli, Guglielmo, è studioso del dialetto siciliano e autore, tra l’altro, di un Dizionario siciliano-italiano e italiano-siciliano. Non mancano altri studiosi di rilievo come Gaetano Italia Nicastro, autore di numerosi scritti, il più importante dei quali è la Ricerca per l’istoria dei popoli acrensi. Altri ancora, a testimonianza di come una piccola realtà come la nostra fosse anche una fucina di uomini di cultura di alto livello. Come già, negli anni ’80 del novecento ci aveva spiegato, in un suo studio, il compianto professore Salvatore Aliotta.

I Caffè e i Circoli, dell’Ottocento riflettono le rivalità tra le “due città” che costituiscono l’anima di Palazzolo?

I Caffè, i Circoli e le Case di conversazione in Sicilia, come nel resto degli Stati dell’Italia preunitaria, rivestono un ruolo di particolare importanza, soprattutto nella prima metà del XIX secolo, nel processo di formazione e strutturazione della classe politica. Il governo borbonico, nonostante le forti limitazioni alle varie libertà, favorisce la costituzione dei circoli. Ciò anche per controllare più da vicino l’operato dei vari soci e per prevenire eventuali cospirazioni e la formazione di sette segrete come la Carboneria, che risulta molto attiva anche in Sicilia.

Ottocento borbonico e i circoli di conversazione: la situazione a Palazzolo?

A Palazzolo, come nella maggior parte dei Comuni della provincia, la prima richiesta di apertura del Caffè Centrale risale agli anni Trenta e, precisamente, al 1835. Il barone Salvatore Messina, in qualità di giudice regio, si fa portavoce della richiesta del Caffè Centrale da parte di una quarantina di firmatari, tutti membri dell’élite politica e sociale residenti nel quartiere di S. Paolo. Il barone Messina desiderava costituire un sodalizio, le cui caratteristiche rispecchiassero quelle di altre associazioni simili. Le caratteristiche riguardano anche la scelta del luogo di riunione da individuare o lungo la Strada Regia (l’attuale via Garibaldi) o lungo la via Maestranza, purché in direzione della parte superiore del paese.

Conferenza: libro Nicola Zocco Palazzolo Notizie Storiche
Conferenza: libro Nicolino Zocco Palazzolo Notizie Storiche, autore Zocco, professor Salvatore Greco al centro. Daniele Lo Magro e Concetta Caruso (foto per gentile concessione di Fabio Fancello)

E qualche anno dopo?

Qualche anno dopo, nel 1839, un gruppo di cittadini, appartenenti al ceto dei “civili”, in gran parte residenti nel quartiere di S. Sebastiano, chiedono alle autorità preposte l’autorizzazione ad istituirne un altro, ma in pieno centro e, precisamente nella pubblica Strada del Corso. L’iniziativa, però, non passa inosservata e scoppia una vivace polemica, che riflette quel clima di antagonismo che respiriamo, ancora oggi, a Palazzolo, seppure in modo molto diverso.

E i soci del Caffè centrale?

I soci del Caffè Centrale, infatti, si lamentano con l’intendente (il prefetto dell’epoca) del fatto che alcuni individui (sic) non iscritti al loro sodalizio avevano, a loro volta, fatto richiesta di creare un’altra “società”, giocando sull’equivoco che il governo aveva ritenuto la loro richiesta di apertura non ai fini di un nuovo sodalizio, ma semplicemente come prosecuzione del Caffè Centrale, già costituitosi prima. La vicenda, indicativa anch’essa di questo “dualismo” S. Paolo/S. Sebastiano, si chiuderà poi con l’approvazione di entrambi i circoli di conversazione.

Ottocento Borbonico: quali esiti ebbero a Palazzolo le rivoluzioni del 1848 e del 1860?

La rivoluzione del 1848 e, soprattutto, quella decisiva del 1860, che sancirà il crollo del Regno delle Due Sicilie e di lì a poco la nascita del Regno d’Italia, confermano per Palazzolo la presenza radicata dei due “partiti”, egemonizzati dalle due principali famiglie del notabilato cittadino, i Cappellani, nel quartiere di S. Sebastiano e i Messina, in quello di S. Paolo, in grado di conservare il potere, nonostante, per molti versi a causa delle rivoluzioni. Ed è sintomatico, come anche nella nostra cittadina, siano i Messina, nel tumultuoso 1860, ad incarnare l’Unità. I Messina erano esponenti in origine del “partito filo-borbonico” e, allo sbarco di Garibaldi in Sicilia, “alfieri” della monarchia dei Savoia.

Cosa succede a Palazzolo riguardo gli equilibri politico-sociali?

Anche a Palazzolo, infatti, come del resto in tutta l’isola, non muteranno gli equilibri politico-sociali in atto, almeno da quegli “anni inglesi”, punto di partenza delle mie ricerche. I Messina, insomma, che non avevano esitato a preparare una rivolta nel marzo 1848, avevano contestato l’elezione di Giuseppe D’Albergo a deputato al Parlamento siciliano. I Messina rappresentano bene, a livello locale, quel clima “gattopardesco” che caratterizza la Sicilia postunitaria.

Ottocento borbonico e i caffè letterari ultima modifica: 2020-06-26T10:55:28+02:00 da Luisa Itria Santoro
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