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Santa Lucia siracusana e la tradizione della cuccia

Santa Lucia siracusana: statua di santa Lucia presso la chiesa di sant' Antonio

Il 13 dicembre si festeggia Santa Lucia siracusana. La festa e il culto sono sentiti moltissimo dai siciliani e sono orgoglio soprattutto dei siracusani. Il simulacro d’argento è opera di un orefice del secolo XVI, Pietro Rizzo. La statua conserva in una teca d’oro frammenti delle costole di Santa Lucia. A Siracusa il luogo di culto è la chiesa di Santa Lucia al Sepolcro.  Il corpo però si trova a Venezia presso la chiesa di San Geremia. Si sa che, nel 1040, i Bizantini rubarono il corpo di Lucia a Siracusa e lo portarono a Costantinopoli fino a quando nel 1204 i cristiani, durante la quarta crociata conquistarono Costantinopoli. Durante questa circostanza i Veneziani trafugarono il corpo di Lucia e così avvenne il suo trasferimento a Venezia.

Santa Lucia siracusana: la leggenda

Il Pitrè racconta che, quando Lucia morì, vi fu a Siracusa una terribile carestia. Si dice che vi sarebbe stata “una vera strage se non fossero approdate nel porto navi cariche di frumento”. Il Pitrè ci tramanda che: «Le navi, sbarcato l’immenso carico, si allontanarono, anzi sparirono come per incanto senza chiedere, né ottenere compenso di sorta». Le preghiere dei siracusani si dice che intenerirono la santa che elargì la sua protezione su Siracusa. Gli studiosi ritengono che, da questo miracolo, sia nata la tradizione della cuccìa, cioè quel frumento cotto, che i Siracusani e anche i Siciliani, mangiano il giorno della festa di Santa Lucia. A Palazzolo la tradizione di preparare la cuccìa è soprattutto il 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abbate.

Santa Lucia siracusana: statua di santa Lucia presso Chiesa di Sant'Antonio a Palazzolo Acreide
Statua di Santa Lucia presso la chiesa di Sant’Antonio Abate a Palazzolo Acreide

La tradizione della cuccia

Si tramanda che il 13 dicembre, anniversario della festa dedicata a Lucia, si dovesse mangiare soltanto frumento bollito, nella preparazione tradizionale che va sotto il nome di cuccìa. Il termine deriva da cuoccio che significa “chicco”, tantè che mangiare il pane a coccio voleva dire “mangiarlo a grani e non trasformato in farina”. Nacque un’usanza: chi preparava la cuccìa doveva regalarne una parte a vicini e a parenti.

Preparazione della cuccia

Molti sono i modi con i quali viene preparata la cuccìa. Due sono le principali che, variano a seconda delle possibilità economiche della famiglie e forniscono pregiate e gustose variazioni dolciarie. Il 10 dicembre il frumento è messo a bagno in acqua per tre giorni. Il giorno precedente la festa, il frumento viene lessato e, a seconda del metodo scelto, si amalgama con crema di latte, oppure crema di ricotta, aggiungendo alle creme pezzetti di cioccolato, cannella e cacao, oppure soltanto miele.

Santa Lucia siracusana: La Cuccìa
Festa di Santa Lucia siracusana: la cuccìa. (da wikimedia.org)

Una ricetta particolare

Cuccia: gr.300 di frumento, gr. 100 di ceci, 2 foglie di alloro. Porre il frumento e i ceci in acqua fredda e lasciarli per una dozzina d’ore. Riporre sia il frumento che i ceci in una pentola piuttosto grande e fare bollire molto lentamente, fino a quando il frumento non sia tutto aperto e l’acqua sarà color latte. A questo punto condire in diversi modi: con latte e zucchero, con ricotta, con cioccolato e cannella, con olio, sale e pepe, con mostarda e miele.

La festa di Santa Lucia a Siracusa

Il Pitrè descrive la festa dicendo che “è preceduta da una tredicina. In ciascuno di tutti e tredici i giorni precedenti quello della festa, in sul tramonto, le campane della città suonano a gloria: Ed a quel suon diresti/che il cor si riconforta”. Giorno 13, finite le funzioni di rito in Cattedrale, il simulacro è posto sopra una pesantissima bara posta in piazza, per essere portato nel sobborgo e nella chiesa di santa Lucia. In questa chiesa una cupola magnifica protegge il sepolcro della santa patrona. Un quadro del Caravaggio  rappresenta la morte della dolce vergine siracusana. Nella stessa chiesa si trova una colonna nella quale si ritiene che Lucia sia stata flagellata. La chiesa del sobborgo chiamata “Santa Lucia fuori le mura”, fa parte di uno dei più antichi conventi di Sicilia. La chiesa sarebbe il luogo nel quale la Santa soffrì il martirio.

Santa Lucia siracusana: prima tomba di Santa Lucia
Chiesa di santa Lucia al sepolcro: prima tomba di santa Lucia (wikimedia.org/wikimedia/commons)

Santa Lucia a Palazzolo Acreide

Padre Giacinto Farina ci tramanda che, presso la chiesa di Sant’Antonio Abate, vi era la devozione a Santa Lucia vergine siracusana che veniva festeggiata “con processione e panegirico”. Presso la stessa chiesa, fatta sacramentale da Benedetto XIV nel 1757, venne costruita una statua “laborata sopra l’originale di Siracusa”. L’autore della statua fu Don Giuseppe Giuliani il Maggiore. Don Vincenzo Ortis, il quale l’aveva commissionata, non riuscì a pagarla interamente perché morì di colera. La statua è una delle migliori, anche se ha qualche imperfezione “soprattutto nel ginocchio sporgente”. Il Farina disse che “nei primi anni vi si facea il Panegirico e io ne fui il primo Panegerista, indi a poco a poco anco questo si è dimenticato. Il resto della festa (avveniva) mediocremente”.

Santa Lucia siracusana e la tradizione della cuccia ultima modifica: 2020-12-13T09:00:00+01:00 da Luisa Itria Santoro

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