I PALAZZOLESI RACCONTANO PALAZZOLO ACREIDE

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Gaetano Italia Nicastro: lo scopritore dei fenici

Gaetano Italia Nicastro cultore di archeologia

Un intellettuale palazzolese, forse non molto conosciuto, è Gaetano Italia Nicastro. Nasce nel 1825 dal notaio Sebastiano e da Isabella Nicastro. Si laurea in legge nel 1847. Nel 1848 fa parte del Consiglio civico e quindi all’unanimità è eletto segretario. Grazie alla sua passione per la storia antica e per l’archeologica palazzolese, scrive una memoria sui “Dieri” della Pinita, una contrada di Palazzolo Acreide. Infatti da un articolo del giornale Il Diario, del 7 maggio 1977, intitolato L’avvocato Italia studiò con passione i monumenti di Akrai, quindi, si apprende, che Italia indica i Dieri (80 nicchie e fenestrelle) come “destinati a sepolture dove i cadaveri venivano inumati nella posizione che ha il feto nel seno materno”. Questo Italia-Nicastro, in particolare, lo aveva dedotto dopo avere studiato la teologia dei popoli primitivi e da tradizioni dei selvaggi dell’Africa, dell’America e dell’Oceania.

Gaetano Italia Nicastro ricerche sui popoli acrensi
Gaetano Italia Nicastro, Ricerche sui popoli acrensi, Comiso, 1873

Gaetano Italia Nicastro e le Ricerche per l’istoria dei popoli acrensi

Questo studio dal titolo Ricerche per l’istoria del popolo acrense anteriori alle colonie elleniche fu pubblicato nell’Eco peloritano. Molti studiosi, tra cui Holm apprezzarono Italia-Nicastro, per la sua ricerca. Italia continuò le sue ricerche ampliando i suoi studi alla etnologia e all’antropologia. Infatti, i ritrovamenti di crani nella vicina Akrai “diedero indizi sufficienti per caratterizzarvi i resti di una popolazione asiatica già sepolta”. A causa di ciò, il Ministero della pubblica istruzione, lo nominò, nel 1863, membro della Commissione di Antichità e Belle Arti di Sicilia.

Gaetano Italia Nicastro e la razza fenicia

Nel 1864 Italia-Nicastro studia la necropoli dell’altipiano e del versante nord della Pinita (di circa 50 ettari di estensione). Nella Pinita “aveva trovato cadaveri col cranio che avevano la forma di quelli studiati dal Nicolucci e che sono riferiti alla razza fenicia pura”. La presenza della razza fenicia, nel territorio di Akrai, è confermata dalle iscrizioni fenicie trovate da Gabriele Judica, “dalla ceramica a terra orientale, dal famoso enigma del Nostro stesso decifrato, dalla presenza del bronzo e dall’assenza assoluta di oro e di argento”. Nel 1873 Gaetano Italia-Nicastro pubblica un lavoro di 88 pagine intitolato Ricerche per l’istoria dei popoli acrensi (Comiso, tipografia di Rosario Nicotra). 

Gaetano Italia Niastro: Akrai-Teatro greco
Akra: Teatro Greco. Gaetano Italia Nicastro era appassionato di archeologia acrense

Le lodi di studiosi  per le pubblicazioni

Espressero giudizi gratificanti sulle opere di Gaetano Italia e sui suoi studi insigni, studiosi tra cui l’ex Presidente della Commissione  di antichità e belle arti di Sicilia, il senatore Francesco di Giovanni. In una sua lettera, quindi, a Gaetano Italia scrisse: «Gli uomini che come lei si occupano di questi studi, nel nostro paese, rendono un segnalato servizio alla scienza».  Inoltre, continua a dire, che nessun paese al pari della Sicilia racchiude in sé vestigia umane nei diversi stadi, iniziando dalla “cella sotterranea del troglotita sino alle moli portentose dell’architettura dorica. Accolga le mie congratulazioni, per il suo nuovo lavoro”.

Le lodi di Michele Stefano De Rossi

Quindi, il professore Michele Stefano De Rossi, nel 1874, scrive al nostro studioso dicendo che dal suo lavoro, perciò, si deduce che “la Sicilia è un vasto campo di ricerche assai poco esplorato fin adesso, e dove più che dagli stranieri bisogna attendere dagli indigeni il frutto di pazienti e laboriose indagini. Ella, che non manca di attività e di cognizioni preparatorie, potrà felicemente esplorare questo campo tanto interessante per le antichità primitive”.  

Gaetano Italia Nicastro: lo scopritore dei fenici ultima modifica: 2020-07-24T09:00:00+02:00 da Luisa Itria Santoro
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